Balbuzie e Ansia - Corsi Balbuzie

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Balbuzie: cos'è, ansia, severità, esperienza quotidiana.

La balbuzie, o balbuzia, è un disturbo multifattoriale del linguaggio che colpisce il ritmo della parola, senza anomalie degli organi fonatori.
Ha base neurologica e crea ansia.

E' una sindrome collegata ad un’anomalia dei neurotrasmettitori alimentata e mantenuta da disagi emotivi acquisiti nel tempo legati alla produzione dei suoni.

Balbettare significa non riuscire a dire con precisione ciò che si vorrebbe, a causa di involontari arresti, ripetizioni e/o prolungamenti di suono.
I sintomi (blocchi e balbettìi) sono intermittenti, variano spesso in intensità e tipologia, senza però mai scomparire del tutto.

Non è una malattia, è una sindrome che ostacola il corretto funzionamento di tutto l'apparato fonatorio unicamente durante la produzione delle parole.
Non ci sono danni organici. L’apparato respiratorio è perfettamente funzionante ma durante la comunicazione verbale si instaura un meccanismo fisiologico, il laringospasmo (inversione del normale meccanismo di apertura-chiusura delle corde vocali nel passaggio d’aria) che non permette al fiato di passare gradualmente fra le corde vocali accostate ma le chiude esasperatamente, costringe l'aria a forzare il blocco rompendo le parole, l’inspirazione si fa brusca e l’espirazione rapida lasciando il balbuziente in apnea.

Non è il risultato di un trauma psicologico. Non ha origine psicologica. A volte, i fattori ambientali anticipano il palesarsi dei sintomi (il balbettìo) del fattore biologico preesistente (balbuzie).
Stanchezza, ansia e nervosismo spesso intensificano il disturbo, con ripercussioni  negative sul benessere psicofisico.
 

L'età

Insorge generalmente nella primissima infanzia ed entro i 12 anni di età. Con l'età scolare diventa un disturbo cronico che non passa col crescere e richiede un intervento specialistico.
 

Non c’è una balbuzie uguale all’altra né un profilo psichico del balbuziente. Ogni balbuziente balbetta a modo suo e passa moltissimo tempo a inventare e tentare fantasiose quanto inefficaci strategie di controllo. 

Compiuti i 7 anni, la balbuzie non "passa più" quindi è inutile aspettare.

E' bene ricordare che non esistono limiti d'età per cercare una soluzione, anche a 80 anni vale la pena di riprendersi la parola!

 

ALCUNE FORME DI BALBUZIE

 

tonica, quando è difficile iniziare la parola (pppizza, pi…zza)

clonica, quando si ripetono involontariamente le sillabe (pi-pi-pi-pizza)

mista, quando si manifestano entrambe le forme precedenti (pi-pi-pi-za-za)

palilalica, quando si ripete spasmodicamente una sillaba non attinente alla parola (e-e-e-pizza)

atonica, quando c’è inibizione stuporica della parola (….. pizza).

 

I sintomi più frequenti sono la ripetizione o il prolungamento di suoni o sillabe, interiezioni stereotipate (come iniziare la parola difficile con  mah, eh, un colpo di tosse), inizio incompleto o esplosivo di parola,  forzata produzione delle consonanti, parole spezzate, pause udibili, sostituzioni di parole, eccessiva tensione muscolare, tono monocorde, assenza di ritmo e armonia, tic e movimenti associati dei muscoli mimici.

Esiste anche una balbuzie latente, apparentemente senza sintomi perchè si è diventati bravissimi nel sostituire le parole difficili con altre o con pause.

 

Ansia: il corpo e la mente

Ma allora la balbuzie è una pura somma di blocchi, pause e ripetizioni? Sì e no. Non possiamo dimenticare l’ansia che l’accompagna. 

Si balbetta perché si è ansiosi o l’ansia è provocata dalla balbuzie? 

Parliamo della paura di sbagliare. Chi balbetta sa da prima che tra poco arriverà un blocco. E’ una consapevolezza che viene da lontano, dalle prime volte che il bambino avverte la propria parlata “diversa”, riconosce i blocchi e si chiede se accadranno ancora proprio quando dovrà dire qualcosa di importante. Negli anni diventa vittima dell’attesa del blocco, senza poterlo evitare. 

Quando entra in ballo, la paura di balbettare innesca le tensioni muscolari che causano i blocchi del flusso d'aria. L'ansia stimola una reazione a catena: avendo paura di sbagliare, si finisce per sbagliare veramente confermando la sfiducia iniziale e creando l’errata convinzione di non poter parlare correttamente. Dopo le prime esperienze, l’ansia dell’attesa del blocco diventa una costante e si lega a tutta la comunicazione.
Come una profezia autoavverante, il timore di balbettare rinforza i laringospasmi e mantiene la balbuzie stessa.  Tutto è complicato dall'atteggiamento dell'interlocutore che mostra imbarazzo o finisce le frasi difficili, aggiungendo così umiliazione alla difficoltà oggettiva.

Ansia e disfluenza vanno a braccetto e si mantengono a vicenda:

A livello fisiologico la balbuzie è la conseguenza dell’uso alterato della laringe durante la parola: prevalgono dei movimenti abduttori che esasperano la tensione delle corde vocali creando prolungamento di parti di parola, tic e suoni incoerenti.

A livello emotivo, ad ogni episodio di balbuzie crescono l’ansia, la sfiducia nelle proprie possibilità, il ritiro dalla comunicazione verbale.

 

Un complesso intreccio di fattori che va affrontato con un approccio integrato.

 

Se sei un balbuziente, probabilmente sei in guerra con questo disturbo da tutta la vita

Hai provato a ignorarla, a superarla. Forse a scuola evitavano di farti leggere ad alta voce, o nella recita di natale facevi il ruolo della pecorella. Se sei un adulto, hai imparato a nascondere qualche blocco a costo di un’ansia e un evitamento costanti. Ti sarà capitato di andare a far spese e arrossire dalla vergogna davanti a quella commessa così carina. Che ti ha pure finito la frase, magari! Inoltre, dopo aver parlato, ogni tanto ti senti stanco e confuso… e non sai perché.

 

Poche persone capiscono il tuo disagio, minimizzano. Passerà, ti dicono. Te lo dicono da sempre. Spesso, gli stessi balbuzienti non conoscono veramente la balbuzie anche se possono raccontare mille disavventure. Intorno alla disfluenza aleggia un’aura di ignoranza praticamente in ogni ambiente, anche quello medico.

 

Eppure la balbuzie ha enormi ricadute emotive, sociali ed economiche: influenza il rendimento e l'abbandono scolastico, il lavoro, genera senso di impotenza di fronte alle difficoltà e a se stessi e tendenza a dipendere dagli altri. Possono anche instaurarsi comportamenti frenetici nei rapporti sociali, nei discorsi, nelle conquiste: un’iperattività figlia dell’illusione di controllo e specchio dell’inquietudine.

Chi balbetta nasconde queste difficoltà a tutti, anche a se stesso. Prova a cambiare ogni giorno,  tenta nuove strategie (a volte con temporaneo successo) cosicché ogni blocco appare una immeritata punizione che accresce l’ansia, abbassa l’autostima e costruisce una memoria negativa che inevitabilmente condizionerà la prossima occasione verbale. Un circolo vizioso.

 

Allora, questo ingorgo di parole si può curare? Sicuramente si può smettere di balbettare, grazie allo stesso principio che ci permette di controllare normalmente il nostro fiato e i muscoli, e grazie al naturale desiderio di comunicare.



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